Dallo studio delle varietà antiche un futuro per la Sicilia del vino

20 luglio 2017 di Mezzapelle Vito


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Importanti novità da una ricerca intrapresa dagli esperti dell’Istituto Regionale del Vino e dell’Olio (IRVO). “Vitigni autoctoni, minori e di nuova sperimentazione”  è il titolo delle due giornate di incontro organizzate dall’IRVO per presentare i risultati di una interessante ricerca che con l’annata 2016 ha già dato i primi risultati. Ad illustrare il lavoro svolto sono stati dirigente dell’Irvo Antonio Sparacio e gli enologi dello stesse ente di ricerca Salvatore Sparla e Giacomo Alberto Manzo.

La ricerca ha riguardato principalmente alcuni vitigni antichi, individuati e recuperati in vari territori della Sicilia dal Dipartimento Regionale dell’Agricoltura e che sono stati impiantati presso il campo sperimentale di Verbumcaudo, tra le colline dell’entroterra palermitano a 500 m s.l.m; un ambiente pedoclimatico ottimale per una sperimentazione: terreni fertili e forti escursioni termiche tra il giorno e la notte.

Le varietà e i relativi vini presentate sono state sette. Nave, Alzano e Reliquia bianca per le varieta a bacca bianca; mentre,  Anonima, Racinedda, Prunestra, Bracau per le varietà nere.

Conclusa la sessione relativa ai vitigni antichi sono state prese in esame altre due varietà, “innovative”, dalle origini non siciliane. Si tratta del Merlese, un vitigno ottenuto nel 1983 da Cesare Intrieri dell’Università di Bologna, ottenuto dall’incrocio fra Sangiovese e Merlot, e dell’Ervi, un incrocio di Barbera e Croatina, ottenuto nel 1970 da Mario Fregoni.

Gli enologi, i vari esperiti del settore, i giornalisti presenti all’incontro hanno degustato i vini e non sono mancati i momenti di confronto, di discussione sulle potenzialità di questi vitigni e le loro possibili prospettive future. E’ certo, che in un ormai prossimo futuro la Sicilia e le aziende vitivinicole potranno produrre nuovi vini ampliando la propria piattaforma ampelografia con varietà uniche e antiche.

Dr. Vito Mezzapelle


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