L’Impianto del Vigneto nella Moderna Viticoltura

4 agosto 2010 di Mezzapelle Vito


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Barbatella messa a dimora

L’impianto è un momento molto importante e delicato per la vita produttiva del vigneto, infatti, le scelte tecniche (scelta del portainnesto e della varietà, concimazione di fondo, profondità di scasso etc.) devono essere valutate con attenzione; eventuali errori in questa fase potranno compromettere la qualità del prodotto finale, il vino…

 

Colture che precedono l’impianto (avvicendamento)

Un terreno che per parecchi anni è stato coltivato a vigneto, può accusare una certa “stanchezza” a causa di una mancanza di biodiversità di microfauna all’interno del terreno. Quindi è consigliabile  far riposare il terreno per circa 4-5 anni coltivando piante erbacee e arando nel periodo estivo per asportare il maggior numero possibile di radici del vecchio vigneto.

 

Lavori preparatori, scasso e concimazione di fondo

Per la preparazione del terreno, le lavorazioni profonde (circa 50 cm) vengono effettuate con aratri da scasso a profondità variabile, a seconda della natura del terreno, senza superare in genere gli ottanta centimetri. Il rimescolamento del terreno si effettua in suoli con differente tessitura a diversi livelli di profondità, per migliorare la struttura e, comunque, solo dopo preliminare analisi stratigrafica. Si possono utilizzare strumenti che effettuano il solo taglio verticale, come ripper o discissori, evitando il ribaltamento della fetta, salvaguardando la flora e la fauna edafica.

Prima dello scasso è consigliabile effettuare un’analisi del terreno per stabilire la profondità dell’aratura e la scelta del portainnesto e attuare una corretta concimazione di fondo.

 

Scelta del portainnesto

Rappresenta uno dei momenti più delicati nella progettazione di un nuovo impianto e deve essere fatta analizzando dettagliatamente le caratteristiche della varietà, dell’ambiente pedo-climatico in cui ci si trova ad operare. Sarà necessario, soprattutto mettere a dimora materiale vegetale sano, “certificato”. La sceta del portainnesto può essere fatta all’interno tre gruppi di ibridi: Berlandieri x Rupestris, Berlandieri x Riparia, V.Vinifera x Berlandieri.

 

Scelta del vitigno

Il vitigno, nella sua combinazione con il portainnesto, dovrà trovare condizioni ottimali di crescità e sviluppo nell’ambiente pedo-climatico che caratterizza la zona d’inserimento. All’interno della varietà, almeno per le cultivar più diffuse, si dovrà scegliere il clone migliore o più cloni, dando vita ad un vigneto poiliclonale, in cui si ripristina una certa percentuale di variabilità tra le piante.

 

Sesti d’impianto

È fondamentale per ottenere un miglior equilibrio vegeto-produttivo ed una contemporaneità nella maturazione delle uve. Infatti, si deve ricercare la giusta densità che, oltre ad essere influenzata dalla vigoria del portainnesto e della marza, è anche subordinata alla fertilità del terreno ed alla presenza/assenza di acqua irrigua.

 

 

Squadratura e picchettatura

 

 

La riduzione delle distanze sulla fila consente:

– ridotto numero di gemme per ceppo

– maggiore uniformità di sviluppo dei germogli e di maturazione dell’uva con effetti positivi sulla qualità

– possibilità di tollerare qualche fallanza

 

Nei terreni poco fertili, sarà possibile piantare con interfilari da m 2,40 a 1 m sulla fila, raggiungendo un investimento di n°4166 piante/ha; mentre, utilizzando, vitigni più vigorosi è opportuno piantare a 1,1-1,2 m, con densità di n°3787-3472 piante/ha. Per ottenere densità superiori soprattutto in terreni fertili, sarà necessario ridurre la distanza tra le file.

Tuttavia, è da ricordare che aumentare la fittezza d’impianto comporta una aumento dei costi di impianto e di produzione, riduzione della produzione per pianta. Quest’ultima, però, può essere annullata se facciamo un ragionamento in qli/ha; aumentanto il numero di filari, la riduzione di produzione sarà pressoché nulla.

 

Fonte: Enol. Vito Mezzapelle


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