Vino italiano: il futuro è vigneto, ricerca e innovazione

17 luglio 2016 di Mezzapelle Vito


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Il futuro del vino italiano si sposta dalla cantina alla vigna. Per non fermarsi sui successi mondiali sin qui conseguiti, la viticoltura Made in Italy deve affrontare la sfida nel vigneto, ove c’è spazio di interventi e miglioramenti grazie al ‘matrimonio’ con la ricerca e l’innovazione scientifica e tecnologica. E’ l’indicazione dai ricercatori e produttori del vino che hanno preso parte al primo Forum internazionale di “Wine Research Team WRT”, progetto voluto da Riccardo Cotarella, presidente dell’Assoenelogi e dell’Unione mondiale degli Enologi, e svoltosi nella residenza palladiana di Villa Sandi, in piena zona del Prosecco.

 

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“Nei due anni di attività a- ha rilevato il presidente Wrt, Vincenzo Tassinari – abbiamo ottenuto molto spazio e la stessa nostra presenza ad Expo Milano 2015 è stata la testimonianza della validità della nostra rete di 35 imprese, a cui si sono appena associate un’azienda francese”, la Chateaux Frusseille, e una giapponese, la Camel Pharma, per sviluppare una alleanza scienza, ricerca, produttori volta a una produzione sempre più sostenibile, fatta con le migliori pratiche grazie a sperimentazioni che da soli non avremmo potuto fare”.

Per il promotore del progetto WRT, Riccardo Cotarella, presidente dell’Assoeneologi e dell’Unione Internazionale degli Enologi “c’è la necessità di istituire tante vere strutture che portino alla vera sostenibilità, alla compatibilità, al mantenimento di una elevata qualità attraverso la scienza”. “Se non interveniamo – è il grido d’allarme di Attilio Scienza, docente e ricercatore di viticoltura all’Università di Milano – rischiamo di avere in futuro piante sempre più deboli. La sostenibilità del vigneto comincia con il rispetto del suolo per dare poi sostenibilità al nostro lavoro”. Ad esempio, ha aggiunto Scienza, “è fondamentale la conoscenza del ruolo delle radici del vitigno, il cervello della pianta. Tutto quello che vediamo all’esterno ha come base le radici. Prima l’approccio dell’agronomia era esterno. In realtà i segnali che dà la radice sono segnalatori, messaggeri, piccole sequenze di base che emergono e che ci dicono come comportarsi per evitare fenomeni negativi se non distruttivi”. Insomma, “vogliamo conoscere, gestire e misurare. Conoscere cosa abbiamo nei nostri vigneti, scegliere gli strumenti migliori e programmare gli interventi più adatti, usando anche i big data per intervenire con tempestività e precisione con modelli produttivi”, ha concluso il docente.

Il produttore oltre che già leader politico Massimo D’Alema, che con l’azienda vitivinicola della moglie Linda Giuva fa parte del Progetto Wrt, ha espresso grande attenzione alle sperimentazioni in atto, “Partecipiamo agli esperimenti per la produzione di vini senza solfiti con risultati molto soddisfacenti, in termini di gradevolezza e di facile bevibilità. Per questo seguiamo con interesse le novità orientate alla riduzione dell’uso della chimica in vigna per ottenere prodotti di qualità tutelando maggiormente l’ambiente e la salute dei consumatori”. Da parte sua Sandro Boscaini, presidente della Federvini, ha sostenuto che “il Progetto WRT è molto positivo e da seguire con enorme attenzione. Abbiamo bisogno di vendere le emozioni che vengono dalla terra e dagli uomini appassionati produttori di vino. Ma questo da solo non basta. Il mondo del vino deve infatti essere aggiornato anche secondo le indicazioni di scienza e ricerca per fare davvero l’interesse dei nostri viticoltori e dei consumatori” ha concluso.(ANSA).


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