Potiamo un po: ad ogni branca il suo mestiere!

25 dicembre 2016 di Mezzapelle Vito


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Attraverso la potatura invernale si addomestica la vite alla crescita controllata nello spazio e si definisce il carico produttivo, ovvero il numero di gemme che sbocceranno e quindi la produzione di uva che si otterrà.
È di fondamentale importanza eseguire una potatura coscienziosa e quanto possibile non invasiva. Ogni taglio apportato alla pianta determina conseguenze dirette ed indirette che si riflettono sulla struttura fisica, sulle condizioni fisiologiche e nelle relazioni metaboliche della pianta stessa fino a determinarne la sua vitalità e la sua longevità.

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La potatura che adotto: per l’esperienza che ho avuto finora, la migliore soluzione è quella utilizzare un sistema di potatura, Guyot, senza lo sperone presente nella stessa branca portante il capo a frutto, come si vede nelle due figure sopra.

Nei miei vigneti la presenza di due o più branche per ceppo non è una regola, anzi solo raramente, le creo per recuperare parti di pianta più deboli o per contenere l’altezza della parte portante il capo a frutto.

Preferisco far produrre la vite solo tramite le gemme del capo a frutto. Con una corretta piegatura, le gemme avranno un germogliamento omogeneo. I germogli basali daranno vita ai tralci utili per il rinnovo del capo a frutto l’anno dopo. In pratica in questo modo, ogni anno la vite subirà un solo taglio su legno di due anni. Si tratta di adottare una potatura poco invasiva in grado di preservare la struttura vascolare della pianta, facile e veloce da applicare (anche per gli operai meno esperti).


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