I Sumeri e il Vino

25 settembre 2011 di Mezzapelle Vito


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sumeri birra

 

Sumeri, popolo stanziato  in una zona che si trova a sud dell’attuale Iraq, tra il Tigri e l’Eufrate. Grande espressione del loro grado di civiltà, fu l’invenzione e il perfezionamento di una propria forma di scrittura, il cuneiforme. Le tavolette in cuneiforme testimoniano che il vino era presente e apprezzato all’alba della storia. Il vino si configura come prodotto di lusso, destinato agli dei, ai grandi re, alle classi più agiate.

 

Vista l’importanza del vino, lungo l’Eufrate operava una flotta specializzata nel suo trasporto, era definita la “flottiglia del vino”. Il costo del vino nella terra dei cereali era alto. I frammenti dei testi ritrovati indicano anche la diffusa presenza, di cinquanta tipi diversi, di una bevanda fatta di acqua e di cereali fermentati: la birra.

Bere vino era segno di festa, di allegria, di conclusione di un contratto, di riconciliazione e di omaggio agli dei. Il significato fondamentale del simbolismo affidato a questo insieme di bevande fermentate sta nel fatto che queste diventano segno di emancipazione, di gratificazione, di partecipazione alla società civile, di appartenenza alla vita, di sollievo e conforto della condizione umana.


Tra il 1700 e il 1500 a. C. si cominciano a trovare e a rivestire una certa importanza gli aggettivi, per qualificare le diverse tipologie di vino,  e i nomi di alcuni particolari luoghi di provenienza del vino.


Il re della città di Mari aveva importanti riserve di vino nel suo “bit kanni”, il “magazzino delle restrelliere”, attrezzato per la sistemazione delle anfore appuntite. Queste erano recipienti di terracotta per il trasporto e le conservazione del vino. Il loro nome era Karpatu la loro capienza era di una decina di litri.Si beveva con un cannello o nella coppa.


In un catalogo redatto nel II millennio a. C. In sumerico e accadico, ben 800 voci sono dedicate al settore dell’alimentazione. É già molto ricco, ma confrontando questo testo con altri si vede tuttavia che esisteva una ancor maggiore varietà di alimenti e bevande. C’era almeno una ventina di tipi di formaggio, un centinaio di zuppe, ben trecento tipi di pane, in forme grandi e piccole, lievitato o non lievitato, all’olio, al latte, alla birra, insaporito alle spezie, farcito in modi diversi. La cucina era già varia, complessa, non limitata a rozze pappe bollite, ma ricca di molti metodi di elaborazione dei cibi (Prof. G. Mainardi).

Enol. Vito Mezzapelle


Foto: cosebellemagazine.it




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